LETTERA APERTA FABIO BELLIN COVID-19

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Era un venerdì qualsiasi, per la precisione venerdì 21 febbraio 2020, ero al lavoro, in sala controllo dell’ACC di Milano e svolgevo il primo turno, quando ad un tratto si diffonde la notizia del contagio da Virus Covid-19 (volgarmente Corona-Virus) con focolaio principale ed unico in quel preciso istante nella zona della mia residenza, ovvero fra i comuni di Codogno e Casalpusterlengo, nel lodigiano.

Da subito si apprende che tali zone saranno soggette ad importanti restrizioni, fra esse compresa quella della mobilità da e verso i posti di lavoro, proprio per evitare che il contagio possa diffondersi. Preoccupato per la mia incolumità (non troppo dato il mio stato di salute ottimale) e specialmente per l’incolumità dei dipendenti del gruppo ENAV ove mi trovo e consapevole delle possibili pesanti ripercussioni qual’ora un centro di controllo del traffico aereo così fondamentale dovesse chiudere i battenti (in realtà più preoccupato di non infettare nessuno… ho una coscienza io!!!), ho contattato i diretti responsabili Techno Sky ed il CSO in servizio per avvisarli di quella situazione appena creatasi, per far si che potessero prendere provvedimenti.

In realtà in tre colleghi eravamo presenti al lavoro contemporaneamente, provenienti dallo stesso comune (Casalpusterlengo). Al termine del turno ci siamo allontanati verso le nostre abitazioni e nel pomeriggio stesso, abbiamo ricevuto comunicazione di essere stati sostituiti per i turni a divenire in attesa di disposizioni governative e/o sanitarie. Eravamo a casa, sospesi dall’attività lavorativa, chissà per quanto!

Giusto e necessario, ho pensato! 

Il giorno seguente ecco giungere puntuale l’ordinanza del Ministero della Sanità, seguita dalle disposizioni del Consiglio dei Ministri: zona rossa, esercito a pattugliare gli accessi, luoghi pubblici chiusi, obbligo di dispositivi di protezione individuale, blocco dei trasporti ferroviari e limitazione della libertà di movimento solo all’interno della zona rossa con inevitabile conseguenza dell’impossibilità di raggiungere il posto di lavoro. Il Governo ha anche precisato che i giustificativi opportuni per i lavoratori “sospesi” sarebbero stati “malattia” qual’ora infettati, oppure “cassa integrazione dedicata per l’occasione” se costretti in quarantena forzata. 

Nessun problema dunque, a parte tutto!

Già, perché i problemi ci sono eccome: i supermercati presi d’assalto e subito svuotati (poi la situazione si è in parte normalizzata); le chiamate al 112 intasano la linea e producono ritardi negli interventi; i tamponi per la verifica dell’eventuale infezione scarseggiano; le mascherine ed i guanti, oltre che l’amuchina (dpi obbligatori per ordinanza) si trovano a fatica e costano un occhio della testa; strade deserte ed ambulanze ad ogni minuto non fanno altro che incupire e rattristare; visite ospedaliere annullate e interventi sanitari solo in caso di estrema necessità o gravità accertata (tant’è che mia moglie si è vista annullare una visita medica importante per la sua salute e mia madre si ritrova con un piede fratturato senza che possa essere visitata e curata, ad esempio!); in giro sospetti infettati da Covid-19; amici con la moglie in stato di attesa e prossima al parto, bel problema ecc ecc ecc.

Il Governo, intanto provvede a sospendere i pagamenti dei mutui e delle bollette dell’energia elettrica sino a situazione ripristinata (poco male, li pagherò accumulati poi). Si ma quando?

Da fonti certe ad ogni nuovo infettato notificato nella zona rossa, la quarantena (14 giorni) ricomincia dall’inizio, noooooo ed a quando la libertà? A quando la normalità? A quando il mio lavoro? A quando i miei svaghi? A quando i miei impegni (a marzo ho il tagliando della moto, il vaccino per il cane… tutto fermo, tutto un’incognita!).

Io e gli altri due colleghi costretti nella medesima situazione ci manteniamo in costante contatto ed aggiornamento, solidali l’un con l’altro.

Nel frattempo le giornate trascorrono lentissime, costretto ad uscire per pochi minuti per la passeggiata con il cane o per ore di fila al supermercato, “mascherato” ma non per il periodo di carnevale. Le chat di WhatsApp impazzano di notizie clamorose (alcune dei clamorosi fake) ed aggiornamenti da ogni dove sino ad immagini divertenti atte a sdrammatizzare (il tutto comincia davvero a stancare).

Chiacchierando con amici e parenti (al telefono), ne ho sentite di tutti colori e mi sono innervosito rispetto all’apprendere che molte aziende medio/piccole (piccole industrie o centri logistici ove l’essere “schiavi” è quasi normalità) ci provano ad appioppare ferie o a non retribuire i propri dipendenti costretti a casa, loro malgrado. Quale motivazione da parte dei datori di lavoro? Malattia pagata dall’INPS e cassa integrazione dallo Stato, perché tali abusi inutili di potere? Da sindacalista quale sono, provo disgusto ed allo stesso tempo sono mosso da un senso di solidarietà e ho pensato a come poterli sostenere ed aiutare (tanto che ad alcuni ho dato consigli e per altri ho scritto addirittura comunicati).

Nel mio intimo ho pensato a quanto sono fortunato ad essere dipendente di un colosso come ENAV, 130 milioni di utile nell’ultimo anno e che mai e poi mai la mia azienda avrebbe potuto tenere un comportamento tanto discutibile nei confronti di nessuno dei suoi collaboratori. Pensavo male… povero illuso!

Finalmente infatti giunge il 25 febbraio a dare un senso a tutto ciò, a velocizzare e a dar vita alle nostre giornate (sono paurosamente ironico per chi non lo intuisse). “Esplode” una comunicazione ENAV che esplicita che i tre suoi dipendenti, in quota alla società del gruppo, Techno Sky, che risiedono nella zona rossa imposta a restrizioni, se non dimostrati infettati da Covid-19 e quindi in regime di malattia, usufruiranno di ferie o permessi non retribuiti, salvo ove possibile effettuare del telelavoro.

Stupore nell’apprendere un po di cose mi pervade: sono loro dipendente da 20 anni e non sanno che lavoro svolgo (telelavoro???) e questo è il minore dei mali; mi trattano come un numero senza il minimo sentimento di umanità; nulla interessa loro della situazione che sto e stiamo attraversando (forse non se ne rendono conto realmente mi domando?!); nessun cenno di vicinanza e solidarietà a me, noi ed alle nostre famiglie; niente di niente…. Solo il comportamento da padroncino, perdonate il termine autoritario ed ignorante (già perché mica pagano loro il mio eventuale giustificativo?!). 

L’apoteosi poi quando constato che pur a fronte di una riunione ai massimi vertici aziendali, avvenuta post mia e nostra lamentela, non ha prodotto alcun risultato, alcuna rettifica, alcuna scusa! 

Sgombero subito dal tavolo alcuni dubbi che potrebbero sorgere e ringrazio i colleghi Techno Sky ed i CTA ENAV che mi hanno contattato, dimostrando il loro affetto e la loro vicinanza, ringrazio chi dell’azienda ci comprende e ci sostiene, ringrazio le OO.SS che si sono spese in comunicati ed iniziative e che certamente ancora lo faranno e condanno gli sciacalli che speculano invece sulla nostra pelle.

Cara ENAV a te non ho proprio nulla da dire, schifati da sola! Quando Fabietto tornerà da quelle parti avrà un altro viso nei tuoi confronti, questo è certo! Anche se la cosa avrà esito migliore di quanto ad oggi è confermato!

Casalpusterlengo,

li 28 febbraio 2020

 

Fabio Bellin