NON CE N’È COVIDDI

È ormai normale che ci controllino la temperatura ovunque si vada, al supermercato, al ristorante, ovunque, è anche normale che non si entri nello stesso ambiente in un numero di persone eccessivo per evitare assembramenti ed aumentare la possibilità di contagio, in farmacia, nel panificio, ovunque.

Ovunque si vada temperatura controllata da terzi, distanza e mascherine, ovunque.

OVUNQUE MA NON IN ENAV

Nei nostri ambienti di lavoro vige il fai da te e non possiamo nemmeno dire che il senso civico delle persone sia sempre spiccato, ed evidentemente proprio per questo, per evitare una completa e pericolosa anarchia, ci sarebbero le prescrizioni sanitarie e governative.

“Sarebbero” è la parola, perché se è vero che dilaga un certo negazionismo e voglia di provocazioni, quando si tratta di diritto di impresa sembra che il buon senso, in questo caso del management, non esista affatto e che le prescrizioni debbano essere applicate solo se “precisissimamente” stringenti e non tanto per salvaguardare la vita e la salute dei propri di pendenti, quanto per evitare costi “inutili” ignorando totalmente la lezione di senso civico e collettività che nella disgrazia la pandemia ci ha messo d’altro canto a disposizione.

Noi di USB da sempre facciamo della tutela della salute e della dignità della persona un argomento centrale e proprio per questa ragione non si  può in alcun modo prescindere dalla sicurezza del personale sul posto di lavoro che deve venire sempre prima di qualsiasi altra considerazione di carattere economico, operativo e persino politico e/o di mero principio.

Chiedere all’azienda uno sforzo ulteriore per garantire la sicurezza del personale in questo momento non è per noi un modo di mostrarci vivi ed attivi, ma una necessità dettata dalla responsabilità che come sindacato e sindacalisti non possiamo derogare a nessuno, consapevoli che per affrontare questa fase della pandemia con numeri in risalita occorre mettere in campo azioni PREVENTIVE più efficaci e puntuali,  forti anche del bagaglio di esperienza e conoscenza già acquisito per evitare il peggio e  proteggere i lavoratori la continuità del servizio.

SAFETY IS PARAMOUNT

Safety is paramount è l’incipit delle norme di sicurezza che applichiamo in campo aeronautico, safety is paramount ripetiamo noi ancora una volta, non guardando al solo servizio di controllo fornito ma soprattutto ai lavoratori che lo producono, la loro sicurezza non può essergli secondaria, ma andarvi perlomeno di pari passo.

È chiaro che senza la tutela della salute dei propri dipendenti non potrà esserci alcun rilancio dell’ENAV, la cui fragilità è  dimostrata dal periodo passato nel quale, tra le altre cose, le azioni immesse sul mercato il 29 luglio 2016 a 3,56 Euro, dopo aver raggiunto il picco di 6.05 il 21 febbraio di quest’anno, boccheggiano oggi appena sopra i 3 euro, dimostrando non solo che quotare ENAV in borsa è stato un errore a causa di un “mercato” inesistente dei propri servizi, ma che il valore aziendale non può essere una funzione della quantità del traffico, ma del servizio reso, che ricordiamo fa parte dei monopoli naturali dello stato e come tale non dovrebbe mai essere da questo ceduto.

In ogni caso, che ENAV sia pubblica o privata, poco importa quando si parla di sicurezza, noi siamo oggi in USB, ma non per questo pensiamo di  essere al mero servizio di una bandiera, qualsiasi essa sia, al contrario la bandiera deve essere al  nostro servizio e quando diciamo bandiera intendiamo tutte le bandiere, convinti che non ci si possa dividere per ragioni di organizzazione su questioni così delicate e centrali: non un unico sindacato ma un sindacato che di fronte alle necessità dei propri assistiti sappia unitariamente mettersi al fianco dei lavoratori erga omnes e senza tentennamenti.

NOI CI SIAMO ORA E CI SAREMO SEMPRE  

Le problematiche evidenziate dai nostri contatti un po’ in tutte le sedi sono simili e non ne faremo un elenco esaustivo, purtroppo, seppur in crescita, non siamo ancora presenti dappertutto, così siamo costretti a limitare la nostra azione diretta alle sole località da noi presidiate come USB, auspichiamo che altri sindacati si facciano promotori delle stesse iniziative dove non siamo presenti, ovvero che la nostra presenza si possa allargare affinché si possa agire in proprio.

Tra quanto ancora oggi assente e che abbiamo in gran parte già sollecitato elenchiamo uno screening sierologico, magari oggi potremmo optare per i test salivari, e la fornitura a tutti gli impianti dove ancora mancano di termo scanner, una maggiore attenzione non solo alla frequenza di pulizia degli ambienti, ma alla sua qualità prevedendo di non riutilizzare lo stesso materiale per un numero di volte superiore alla sua garanzia di igienizzazione, per dirla alla romana “prima passavano la pezzetta una volta la mattina ora la stessa pezzetta la passano tre volte al giorno” e questo certamente non è un servizio adatto, e prevedere la sanificazione profonda periodicamente e non solo a seguito di accertamento di un caso covid come avviene ora.

Va fatta anche una riflessione importante sugli spazi che erano forse adatti in condizioni normali e che si sono oggi rivelati quasi ovunque inadeguati a contenere lo stesso numero di persone che li frequentavano prima dell’emergenza senza generare assembramenti e quindi dovrebbero essere previsti provvedimenti quali un accesso numericamente limitato, oltre che una riduzione del personale che debba necessariamente fruirne.

Anche le mense, ove presenti, hanno orari e metodiche inadeguate e medioevali rendendo il servizio difficoltoso ed inaccettabile e molto spesso assente in orario serale e senza prevedere nulla in sostituzione.

DIECI MESI DI EMERGENZA SENZA UN CAMBIAMENTO VERO

Insomma tutte situazioni che nonostante siano ormai trascorsi quasi dieci mesi dall’inizio emergenza non sembrano essere mai state adeguatamente affrontate, o per, come detto, trascuratezza nei confronti del personale a favore dei costi, o forse anche per, ma non vorremmo doverlo scoprire, inadeguatezza dei soggetti preposti, a qualsiasi livello essi si trovino.

Il tutto in assenza in molti luoghi di RLS, o talvolta presenti ma inadeguati o sobbarcati di eccessive incombenze, e di una situazione generale di progressivo degrado, come se si fosse in attesa della fine dell’emergenza come panacea di tutti i mali fingendo di non sapere che in più di qualche sito le situazioni logistico ambientali erano già precarie persino prima di tutto questo.

Sollecitiamo quindi un radicale cambio di gestione dell’emergenza che, è ormai chiaro, non finirà tanto presto, ripristinando ovunque il decoro degli ambienti e la serenità del personale, oggi compromessa dall’immobilismo aziendale.

Nei prossimi mesi saremo chiamati ancora ad affrontare nuove ed incredibili sfide sul lavoro nelle quali la nostra professionalità dovrà essere ancora una volta difesa strenuamente da impietosi attacchi, come potremo resistervi se non siamo nemmeno capaci di lottare per un posto di lavoro dignitoso?

Il futuro si decide adesso e come sempre nessuno è disposto a fare sconti o regali.

 

Alleghiamo il comunicato per il CRAV di Roma sullo stesso argomento:

2020 10 10 Comunicato CRAV Roma

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