SIAMO GIUNTI ALLA RESA DEI CONTI?

Avremmo voluto proporre uno scritto articolato, ma abbiamo già scritto tutto sull’argomento, basta andare a leggere i nostri post da aprile in poi per rendersene conto, mentre tutti dicevano che l’azienda era solida e si distribuivano utili, ai dipendenti si cominciava a far tirare la cinghia, ferie, permessi e tutto quanto da essi accumulato nel tempo andava smaltito, mentre nulla si faceva per guardare la realtà ed il futuro, “tutto tornerà come prima”, ci veniva detto, ma oggi Eurocontrol conferma che forse,  e nella migliore delle ipotesi, questo potrebbe accadere solo nel 2024, ma più probabilmente molto più in là nel tempo.

E nel frattempo?

Dopo aver escluso non più di qualche mese fa il ricorso a FIS, cassa integrazione ed altri strumenti si fanno invece sempre più insistenti le voci della loro ineluttabilità e per far fronte alla situazione, a livello europeo, si parla anche di un possibile ulteriore spacchettamento dei servizi forniti per poterli poi esternalizzare più facilmente, primi su tutti gli aeroporti a basso traffico visti come un peso morto inutile, e di prestiti bancari in itinere facendo affidamento, non si sa quando e come, sul Recovery Fund, ormai diventato l’eroe e la droga dell’economia intera, ciò che tutto appiana e ricompone.

Mentre noi consideravamo che dal bilancio si ricavava la necessità di incassare circa 600 milioni l’anno per gli stipendi, e che questo non sarebbe probabilmente stato più possibile nel breve termine, altri sedevano a tavoli di confronto per discutere del nulla, salvo poi lamentarsi di risposte mancate.

Mentre noi avevamo proposte per il futuro altri lamentavano la scarsa comunicazione con la DA.

Oggi pare essere chiaro: con una previsione di traffico del 30% rispetto al 2019 nel 2021 non avremo la liquidità necessaria per continuare a camminare solo con le nostre gambe, quasi 200 milioni del bilancio 2020 sono già addebitati a crediti tariffari, che non si sa se saranno esigibili per intero, le banche non potranno prestare denaro all’infinito, anche perché in qualche modo prima o poi dovrà essere restituito, ed anche l’FNC, il fondo per le politiche attive che stanzia più di 700 milioni utilizzabili per professionalizzazioni (tra l’altro  non trapela se ci sia la volontà di usarlo o meno), seppur benvenuto non è una soluzione stabile ma solo temporanea e prima o poi bisognerà pagare il conto, che per noi sarà salatissimo, e presto, molto presto, potrebbe non esserci più molto da fare.

Se questo ancora non vi basta non sappiamo più cosa dire: avevamo scritto ad aprile che “se non ci muoviamo presto finiremo come Alitalia e saranno tempi duri per tutti concludendo con “non è più tempo di attese prospettiche, il futuro è già ieri”.

Siamo rimasti inascoltati?

Non lo sappiamo, dato che azienda e sindacati, anche dietro i nostri stimoli, preferiscono agire senza consultarci, ma noi speriamo comunque di no, perché le voci che la crisi sia effettiva oggi non sono più solo le nostre, anzi, oltre ad una apertura di credito bancario che sarebbe già approvata, quello che si dice sempre più insistentemente a tutti i livelli è che presto si dovrà mettere mano a strumenti di integrazione salariale, cessioni di parti di azienda, riduzione di organici e dismissioni varie per cercare di far sopravvivere il servizio.

ENAV non doveva essere privatizzata, ormai lo sappiamo bene, ma se invece di cercare di mantenere il nostro status quo cominciassimo a collaborare, forse, solo forse, potremmo trovare dei punti comuni su cui costruire un nuovo futuro e cercare di uscire senza troppi danni da una crisi che non era prevedibile.

Tornare indietro si può, Alitalia lo sta facendo, ma per far sentire la nostra voce dobbiamo essere uniti, tutti uniti, e se questo non è possibile noi siamo pronti ad accogliere tutti quelli che insieme a noi vogliano far sentire la propria voce, più saremo e prima il Governo capirà.

Nel frattempo USB è l’unica organizzazione ad organizzare una mobilitazione nazionale per tutelare il settore del trasporto aereo, per aprire una finestra su un settore le cui figure professionali sono sconosciute a molti, settore di cui noi facciamo parte a pieno titolo e nel quale dovremmo integrarci maggiormente per il futuro quale suo cardine istituzionale, per chi volesse smettere di ascoltare parole vuote e cominciare a partecipare a delle vere iniziative sindacali, tutte le informazioni in questa pagina: Trasporto aereo, 8 punti per tutelare il settore e i lavoratori. USB scrive al governo e lancia una mobilitazione nazionale per il 17 novembre

 

Allegati:

2020 11 11 – Comunicato USB LP Grupp ENAV

Stampa